Sonority
La perdita della risonanza Sonority Quando avevo cinque anni, volevo parlare ed essere visto, e mi dissero che quando gli adulti parlano, i bambini tacciono. Imparai allora che la tavola non era per me. Non potevo parlare. Non potevo andarmene. Potevo solo tacere, e cadere. Sono caduto molte volte da allora. Si sente come un vuoto nel petto, una vertigine nello stomaco senza alcun bordo a cui aggrapparsi. Una sconosciuta dall'altra parte di un tavolo, qualcuno che ho appena conosciuto, tira fuori il telefono dopo cinque minuti e si mette a scorrere lo schermo in silenzio mentre io divento un mobile. E prima di lei, altre. E prima di loro, la relazione con «lei, la prescelta». Quella fu la caduta più lunga di tutte. Con lei, la trappola non era solo mia. Io non separai mai lo spazio: il mio lavoro filtrava in ogni stanza, in ogni ora, così che ero sempre a metà presente, a metà altrove. Lei non separò mai il tempo: non c'era confine tra l'o...